
Veduta di Santo Stefano e il Groppo Rosso
Per qualcuno la
Liguria è solo mare. Ed ha ragione, perché i mari sono
due: uno è quello azzurro che bagna la costa col
continuo fluttuare delle onde, l’altro è quello immenso,
verde che sta alle sue spalle, formato da grandi
foreste, estese praterie, fiorenti pascoli, alte
montagne, freschi ruscelli.
In questo mare verde e poco conosciuto, nel profondo
entroterra di Chiavari, ai confini con l’Emilia-Romagna,
si adagia il territorio di Santo Stefano d’Aveto, da cui
emergono gli scogli rocciosi delle montagne più alte
dell’Appennino Ligure: il Maggiorasca, il Groppo Rosso,
il Penna. Questi monti, che in inverno si trasformano in
giganteschi iceberg sulle cui pendici si divertono gli
appassionati degli sport invernali, nella bella stagione
sono meta di emozionanti escursioni. Sostando sulle loro
vette e guardandosi attorno per godere degli sconfinati
panorami e degli immensi silenzi, ti sovvengono le rime
del Leopardi “…e naufragar m’è dolce in questo mare
“Non occorre attendere l’estate per tuffarsi nella
natura alla ricerca delle delicate emozioni che la Val
d’Aveto dispensa a chi è sensibile alle bellezze della
flora e della fauna. Anzi, forse periodo più adatto è
proprio il momento magico di transizione tra l’inverno e
la primavera quando, dopo l’apparire dei farfari,
addentrandoci nel soffice e umido sottobosco non ancora
ombreggiato, possiamo godere della prodigiosa fioritura
di anemoni, bucaneve, campanellini, epatiche, crochi,
pulmonarie, primule, fior di stecco. E uscendo nei prati
possiamo sentire, insieme al profumo delle viole, anche
quello degli spinaroli, minuscoli funghi dal sapore
soave. E quando maggio porta la straordinaria fioritura
dei ciliegi, sui campi si stende il giallo tappeto dei
tarassachi, mentre nei pascoli ti sorprendono le distese
bicolori dell’orchidea sambucina. Poi la stagione
continua con la gialla esplosione delle ginestre, dei
botton d’oro, dei maggiociondoli, dei ranuncoli,
chiazzata qua e là dall’azzurro della genzianella, dal
rosso del giglio bulbifero, dal rosa del dianthus
superbus, dal porpora del giglio martagone, dal violetto
dell’aquilegia. In mezzo a questa natura multicolore
guizzano gli scoiattoli, si nascondono le lepri,
cacciano le volpi, corrono i cinghiali.
Sul tutto vegliano, col loro volo maestoso, i falchi e
le aquile reali.
Ma la Val d’Aveto non è solo natura. Qui l’uomo ha
stabilito i suoi insediamenti fin dai tempi preistorici,
cospargendo tutto il territorio di piccoli nuclei
abitati e modellando l’aspro terreno di montagna in
campi e pascoli per ricavarne un sudato sostentamento.
Già nel secondo secolo avanti Cristo si hanno notizie di
questi luoghi se è vero, come sembra, che proprio alle
pendici del Monte Penna si svolse l’ultima battaglia con
cui i Romani domarono l’ultima fiera resistenza dei
Liguri.
Nel secolo XII l’imperatore Federico Barbarossa conferì
il feudo di S. Stefano d’Aveto ai Malaspina, che vi
costruirono il poderoso castello, poi passato ai Fieschi
e ai Doria, di cui rimangono imponenti ruderi.
Ma diverse altre importanti vestigia restano a
testimoniare un passato ricco di storia e di cultura:
graziose chiesette (tra cui quella romanica di
Allegrezze risalente al sec. XI), eleganti campanili,
vetusti fortilizi, arditi ponti, vecchi mulini.
Particolarmente pregevole dal punto di vista storico e
religioso il prezioso quadro di N. S. di Guadalupe
dipinto in Messico verso la metà del 1500 e posto sopra
l’altare maggiore della parrocchiale del capoluogo.
Quassù è possibile praticare una innumerevole varietà di
sport. Se siete amanti del trekking potrete avventurarvi
nelle meravigliose escursioni che portano sulle vette
più alte dell’Appennino Ligure, tra panorami
indimenticabili e grandi silenzi. Una serie infinita di
sentieri vi indicherà come raggiungere, tra immensi
boschi di faggi, l’incombente Groppo Rosso, il
meraviglioso Lago Nero, il Maggiorasca, il grande Prato
della Cipolla, il Monte Ragola, il monte Penna, l’Aiona,
il lago delle Lame. Amate andare a cavallo, praticate
l’orienteering o siete appassionati di mountain-bike?
Qui c’è tutto l’occorrente per voi. E campi di calcio,
tennis, pallavolo, pallacanestro, bocce, sono a
disposizione vostra e dei vostri bambini. Distensive
passeggiate pianeggianti tra i boschi si stendono ai
piedi del Penna, del Tomarlo, o nei pressi dei paesi.
L’Aveto e i suoi limpidi affluenti ricchi di trote sono
il paradiso dei pescatori. Un servizio di pulmini
collega tutte le località.
E d’inverno? Non vi bastano gli interminabili itinerari
di sci-alpinismo, lo splendido percorso della pista di
fondo del Penna, lo skilift per le discese a Pratobello?
Allora adesso potete nuovamente sciare sulle piste della Cipolla e del Monte Bue, serviti da nuovi impianti di risalita
E’ ora di mangiare… Non si può fare a meno di gustare il
formaggio di Santo Stefano, che viene prodotto, oltre
che da un caseificio, anche da diverse famiglie di
Gavadi, Villaneri, Alpicella, Casafredda, Costapelata,
che da secoli con il latte delle loro mucche creano un
alimento di assoluta eccellenza, il cui gusto
straordinario ed inimitabile lo ha reso famoso tra gli
intenditori e i buongustai. I quali però quando arrivano
quassù non si accontentano del formaggio ma apprezzano
particolarmente anche il gusto del sarazzu (ricotta
stagionata), delle patate di montagna, dello squisito
miele, dei funghi profumati, dei frutti di bosco, delle
mitiche torte dolci, dei canestrelli inimitabili e di
una focaccia che da sola merita il viaggio.
Nei numerosi ristoranti non accontentatevi dei soliti
piatti, ma chiedete, anzi “pretendete” i prodotti
locali: i salumi saporiti, i crosetti al sugo, la
polenta coi funghi, la carne del nostro bestiame, la
capra in umido, la torta di patate, quella di cavoli, la
baciocca, u bunettu, la pinolata. Il vino no: quello
locale non esiste. Ma tutti gli esercizi hanno un valido
assortimento di buone etichette, specialmente
piacentine. Buon appetito! |